31 gennaio 2008
Una suora si siede vicino ad una signora con grossi occhiali da vista e simpaticamente stramba.
La signora simpaticamente stramba, urlando allegramente, dice alla suora:
"Ma a voi chi vi ha mandato qui?, Dio non vi conosce.
Avete solo il vestito"
La suora si alza va dal conducente e fa:
"Mi voleva uccidere.
Questi non dovete proprio farli salire sull'autobus"
Carità cristiana, modello Ratz?
30 gennaio 2008
Di prodotto. Di stabilita'. Di qualita'. Di serieta'. Di successo. Di credito. Di sicurezza. Di rendimento. Di posizionamento. Di ritenzione.
Le garanzie possono essere settimanali, quindicinali, semestrali e annuali, limitate o illimitate. Ma poco importa.
Perche' ad un certo punto finiscono.
Sempre. Anzi, scadono.
E a te, resta solo il certificato.
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
29 gennaio 2008
Vi ricordate quando registravamo i dischi sulle cassette? Spesso capitava che qualche canzone restasse a meta' tra il lato A e il lato B. Anche con le cassette da 90' e 120'.
Potevi provare ad eliminare un po' di spazio tra una canzone e l'altra o, se eri sul lato A, farla ricominciare daccapo sul lato B.
Oppure la lasciavi a meta' come fece un mio fidanzatino del liceo che si tenne per lui l'altra meta' della mia canzone. Erano gli anni in cui ancora credevamo che due meta' facessero uno.
Poi sono arrivati i cd e i masterizzatori e abbiamo imparato a calcolare I tempi giusti. Non possiamo piu' sbagliare.
E' cosi' che abbiamo perso il brivido di una canzone lasciata a meta'.
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
Si può fare visita alla donna amata, scivolarle vicino e accarezzarle il viso ancora addormentato.
Si possono costruire castelli in Spagna, conquistare il Vello d'oro, scoprire Atlantide, realizzare i sogni di bambino e le speranze di adulto.
Jean-Dominique Bauby, Lo Scafandro e la Farfalla
La leggerezza di un battito di ciglia.
Come molte farfalle, come io.
28 gennaio 2008
27 gennaio 2008
E quando dal nevoso aere inquiete
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
Delle cure onde meco egli si strugge;
Oggi sulla Domenica del Sole24Ore un articolo di quelli che, romanticamente, piacciono a me: Foscolo malato d'amore di Giovanni Pacchiano.
Prima ricordi. Ricordi che per un anno intero hai avuto per Foscolo una insana passione. Per lui e per Goethe e le sua affinità. Quell'anno hai letto e riletto le loro parole solo quelle. Trascinata dal tuo professore di italiano di cui naturalmente eri innamorata, dirai, in maniera elettiva.
Poi leggi la storia d'amore, solo quella: Foscolo a ventitrè anni innamorato di Antonietta, gli incontri clandestini al teatro della Scala, nei palchi a tende chiuse.
Poi scopri che lei lo chiamava affettuosamente "il mio romanzetto ambulante" e leggi due lettere d'amore scritte per lei dal romanzetto ambulante in persona.
Poi impari che i cavalier serventi sono esistiti davvero.
Erano nobili per lo più che, con il consenso del marito, offrivano i loro servigi ad una dama.
E tu che hai sempre pensato che i cavalier serventi fossero degli sfigati.
Certo, tutto ciò accadeva quando gli uomini scrivevano ancora lettere d’amore, quando le donne la davano a cuor più allegro e quando i mariti e i cavalier serventi erano amici per la pelle.
Così gl'interi giorni in lungo incerto
Sonno gemo! ma poi quando la bruna
Notte gli astri nel ciel chiama e la luna,
E il freddo aer di mute ombre è converto;
Allor lento io vagando, ad una ad una
Palpo le Piaghe onde la rea fortuna
E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.
Ed or prostrato ove strepitan l'onde,
Con le speranze mie parlo e deliro.
Spesso obbliando, a te, donna, io sospiro:
Luce degli occhi miei chi mi t'asconde?
26 gennaio 2008
Siamo a metà degli anni Venti, gli "Anni Folli" e Parigi sullo sfondo.
Il duca di Westminster, Bendor Grosvenor, è al secondo matrimonio.
Fascino, dicono, incalcolabile. Come il suo conto in banca.
A Montecarlo incontra Gabrielle Chanel, detta Coco. Anzi non la incontra. La invita, si, la invita per una cena a bordo del suo Flying Cloud.
La relazione tra i due durerà circa cinque anni. Cinque anni di sogno. Perché si vedranno di rado e solo per crociere su panfili, visite in meravigliosi alberghi di altrettanto meravigliose città o soggiorni in residenze del XVII secolo (di proprietà, naturalmente).
Poi, finite le vacanze, finita la relazione.
Ed è Coco stessa che consiglia a Bendor di sposarsi. Lui, tra l’altro, vuole un erede che lei non può dargli.
Bendor vuole a tutti i costi che Gabrielle conosca la prescelta, la fidanzata, la futura terza duchessa di Westminster: Loelia Mary Ponsomby-cara vecchia aristocrazia inglese.
A raccontare l’incontro è Loelia che ci fa sapere che:
“Mademoiselle Chanel è all’apice della fama. I suoi abiti sobri, ordinati, semplici sono considerati il top dello chic. Piccola, bruna e felina, il suo vestito (il tubino nero) le si addice alla perfezione. Quando l’ho incontrata, portava un tailleur blu marine e una camicetta candida, anzi, immacolata, con calze molto chiare (le calze chiare erano uno dei suoi dogmi). Stando a questa descrizione, si potrebbe pensare che avesse l’aria da scolaretta, ma in realtà dava l’impressione di un’estrema sofisticatezza. Portava numerosi collier e braccialetti che urtavano tra di loro e tintinnavano al più piccolo movimento. Il suo salotto era lussuoso e riccamente decorato. Si sedette su una grande poltrona sullo sfondo, una coppia di paraventi Coromandel. Mi fece sedere su un piccolo sgabello ai suoi piedi! Avevo l’impressione di trovarmi di fronte ad un giudice che doveva decidere se ero degna di divenire la moglie del suo ex ammiratore. Dubito fortemente che l’esame abbia avuto un esito favorevole. L’atmosfera era tutt’altro che cordiale. Cercando disperatamente qualcosa da dire, raccontai che Mrs gorge Keppel mi aveva regalato un collier Chanel per Natale. Mi fece subito descrivere il collier (…):
“No – disse allora con freddezza – quel collier non proviene sicuramente dalla mia maison”
E la conversazione cadde di colpo.”
Delizioso, delizioso.
Tutto più o meno liberamente tratto da Coco Chanel, La Biografia di Henry Gidel
24 gennaio 2008
23 gennaio 2008
22 gennaio 2008
Dopo quello delle mie tette.
Crolla la borsa.
Cade il governo.
Scivola (e cade) la mia vicina di casa.
Atterrano di gran corsa gli aerei in emergenza.
Valentino in Malesia è a terra già nelle prime prove.
A Bill Clinton cade la palpebra alla messa per Martin Luther King
Cadono le chiavi nei tombini (a tutti prima o poi succede)
Carla evita appena-appena una caduta (di stile-solo di stile) e dice che non andrà in India con il suo Nicolas che no, non è ancora suo marito. Ancora.
Si sgonfia la bolla del Grande Fratello a Ponte Milvio e non chiedetemi cosa sia.
Crolla Tornatore alle Nomination per gli Oscar.
E poi crollo anche io quando leggo che - da rapporto Unicef - ogni giorno da qualche parte nel mondo VENTISEIMILA bimbi-B I M B I muoiono e che la metà muore di fame.
Essì di fame. Cazzo.
Che vergogna e allora dai sì: un, due, tre - tutti giù per terra.
Tutti.
21 gennaio 2008
20 gennaio 2008
19 gennaio 2008
18 gennaio 2008
17 gennaio 2008
14 gennaio 2008
13 gennaio 2008
12 gennaio 2008
non per il cibo che è sempre lo stesso
(prosciutto, prosciutto e vino rosso in quantità moderata)
ma perché
con me c'erano le Americane Avventurose di Cristina De Stefano. Tutte quante. Tutte bellissime. E tutte bellissime davvero.
Donne di vita. Donne di cuore. Donne di coraggio, si coraggio. Donne di passione.
"Devi volere una cosa con tutte le tue forze e poi devi farla" così diceva la Abbott.
Vi giro il suo messaggio.
Si, anzi, su
coraggio.
Le bellissime sono Berenice Abbott, Ruth Benedict, Rachel Carson, Caresse Crosby, Dorothy Dandridge, Hilda Doolittle, Dorothy Draper, Amelia Earhart,Mary Frances Kennedy Fisher, Slim Keith, Dorothea Lange, Lee Miller, Josephine Nivison, Sister Parish, Dorothy Parker, Margaret Sanger, Anne Sexton, Kay Swift, Tasha Tudor, Mae West.
11 gennaio 2008
10 gennaio 2008
Scatto una foto al Colosseo.
Mi si avvicina un Gladiatore.
Gladiatore: Una foto?
Io: No, grazie
Gladiatore: A te è gratis
Io sorridente: No davvero grazie
Gladiatore: Ma di dove sei?
Io: di qui
Gladiatore: di Roma?
Io: si, di Roma
Gladiatore: Aò scusa non ti avevo riconosciuta
E Gladiatore mi saluta molto stupito, ma con un sorriso che mi dice "aò semo de Roma semo come migliori amici"
Allora pensavo che, generalmente, una volta che abbiamo preso una decisione su una persona facciamo fatica a tornare indietro è accontentarci di com'è.
Ecco, per questo io non prendo mai decisioni sulle persone,
per rimanere ancora stupita.
Come un gladiatore, davanti al Colosseo.
09 gennaio 2008
aveva litigato con la moglie.
Lei dormiva al piano di sopra.
Lui restò sveglio e passò tutta la notte a suonare.
E suonò
E suonò
E suonò The Melody At Night, With you
E la mattina Jarrett svegliò la moglie con questa musica
E si amarono come prima
Questa è la distanza perfetta dell'Amore.
Una romantica distanza.
Tu qui, io lì.
È una condizione pericolosa ed infelice soltanto se ci si lascia vincolare nella dipendenza morale e materiale agli uomini”

“Conosco donne sposate, madri di famiglia, che vivono una vita che approvo completamente: hanno una professione, mantengono rapporti di eguaglianza, e talvolta di superiorità, con il marito. Guai a credere che per essere femminista non occorra avere figli! Il pericolo è proprio di cadere nel femminismo astratto, negando per esempio che esista una femminilità, adducendo il pretesto che la femminilità non è natura, ma cultura. Ecco, questo è il modo di essere femministe al quale io sono contraria. E’ semplicemente stupido pretendere che non vi siano differenze tra l’uomo e la donna per il solo fatto ch’essi godono di eguali possibilità e libertà. Io sono la prima a sostenere che le donne sono molto diverse dagli uomini. Non ammetto, invece, che la donna sia diversa dall’uomo. In realtà, oggi, sussistono tra uomini e donne differenze che soltando facendo del femminismo a buon mercato si possono negare.
(intervista da L’Europeo 1966, n.52)
07 gennaio 2008
Vedi, noi non amiamo come i fiori, attingendo
da un'annata soltanto; a noi, quando amiamo
sale alle braccia un'immemorabile linfa. O fanciulla
è così: noi non amiamo in noi, un essere solo, futuro, ma
l'immenso fermento; non un singolo figlio,
ma i padri, che come frane di monte
posano al fondo nostro, ma l'arido greto
di madri d'un tempo -; ma tutto
il muto paesaggio sotto il Destino
nuvoloso o limpido-; questo, fanciulla, era prima di te.
rainer maria rilke, elegie duinesi
05 gennaio 2008
04 gennaio 2008
E’ quello che (superliberamente tratto) mi dice Henri Bergson nel suo “Il riso – Saggio sul significato del Comico”.
Ora sull’umanità ci sono siamo all’oggetto ed in effetti ridere di un vaso di terracotta è veramente difficile. Sull’intelligenza ci sono per principio.
L’insensibilità ecco questa invece è l’informazione che mi mancava.
Sembra, infatti, che il maggior nemico del riso sia l’emozione e che per produrre tutto il suo effetto il riso abbisogni di un’anestesia momentanea del cuore, deve dirigersi alla pura intelligenza. Poi ho scoperto anche che questa intelligenza deve sempre rimanere in contatto con altre intelligenze. Il riso per quanto schietto lo si creda cela sempre un pensiero d’intesa, di complicità, con altre persone che ridono, reali e immaginarie che siano.
Ora, rileggendo, mi viene da ridere.
Accipicchia, funziona.





